Theatrical Story — En, It, De

"Театральная история" Издательство "Альпина нон-фикшн".

Artur Solomonov

A Theatrical Story

An unsuccessful second-rate actor from the trendiest Moscow Theater dreams a dream: he is appointed to the role of … Juliette in the famous Shakespeare play. Soon after, in real life, the famed Director of the Theater calls him up for a face-to-face, first time over many years of his lackluster career. Here begin the adventures of the book’s main character, full of hilarity and sorrow. They involve stage directors and orthodox priests, journalists and actors, beautiful women, wild tycoons and domestic cats.

The action and the battlefield moves between the famous Theater and the prominent Cathedral in Moscow where the Director and the Priest are engaged in power struggle to reign the audience and the congregation.  The book paints the theatrical universe, both, comic and tragic, as a metaphor of a modern society: actors consumed by vanity and thirst for self-realization; journalist seeking anything but truth; priests plotting with the “mighty of this world”. Hence, not only vain passions boil on this “world’s stage”! The foundation of the plot is the story of love, dramatic and unpredictable .

The book reacts to the most painful and problematic facets of the modern Russian reality ever-growing and overreaching influence of the official Orthodox Church; the topic of homosexuality, which is practically banned under new regulations; the eternal dependency of a “little man” from those in power.

“A Theatrical Story” interweaves a thrilling plot with deep psychological analysis, bold social satire and sparkling humor.

From the reviews:

Typically, it is the literature that breast-feeds the theater. Quite rarely it is other way around. “Theatre” by Somerset Moem, “A Dead Man’s Memoir: A Theatrical Novel», “Steppenwolf” by Hermann Hesse are among the examples. “A Theatrical Story” by Arthur Solomonv falls in the league of these rarities.

Vladimir Mirzoev, stage director

Arthur Solomonv wrote a hilarious, angry and tender book about theatre, which he hates as only love can do. You won’t regret reading it!

Victor Shenderovich, writer

I know well Arthur Solomonv’s talent, precision and honest wit. I know what he stands for in this world, and I am sure that his first large novel combining mystery with theatrical drama and time chronicles will be of huge interest to a smart reader.

Kirill Serebrennikov, stage director

The literary critic Nikolay Aleksandrv (“The New Times” journal) called “A Theatrical Story” the brightest debut of the year.

In the first weeks after publication, this book was profusely covered in mass-media including TV-channels “Cultura” and «Live News», radio stations “Echo of Moscow” and “City-FM”, journals “The New Times”, “Teatral” and “Time-out”, on-line editorials in “Forbes-on-line”, “Private correspondent”, “Orthodoxy and the world”, ”Gay.ru” and others.

After the first week in stores, the book made to the bestsellers list of the “Moscow” bookstore, the most prominent one in the capital of Russia. From that point on it holds its leading position, among top 10 modern Russian books and among top 20 of combined sales of both, Russian and foreign authors.

Спектакль "Театральная история. Сцены из романа"
Moscow, 2014. Show based on the novel

Sergio Mazzanti – Docente di Lingua e traduzione russa (Università di Macerata), traduttore italo-russo

Sono spesso delle casualità che ti portano a leggere dei libri importanti: un favore all’amica di un’amica e ricevo in regalo Storia teatrale (in russo Teatral’naja istorija), romanzo del debuttante scrittore russo Artur Solomonov. Abituato alla grafomania della Russia di oggi, che ha un numero di scrittori di poco inferiore a quello dei lettori, mi accingo con un po’ di scetticismo alla lettura. Noto subito che lo stile, sebbene sottile e ricercato, è lontano dalla cripticità di molti scrittori contemporanei, figli dell’era postmoderna, in cui si coglie quel pizzico di presunzione che sembra dire: “lo scrittore sono io, sei tu, lettore, che ti devi sforzare di capirmi”. La lettura scorre piacevole e sempre più appassionante, non riesco a staccarmi dalla lettura e in 3-4 giorni finisco il non breve romanzo senza un attimo di noia. Ritrovo il gusto della lettura fine a se stessa, a cui anni di studi di critica letteraria mi avevano un po’ disabituato. Penso subito che il romanzo potrebbe piacere anche fuori dalla Russia, sorge il desiderio di tradurlo e da lì la conoscenza con l’autore. Nella prima parte del romanzo si ritrovano alcuni tra i temi ricorrenti nella letteratura di tutti i tempi, come l’insoddisfazione esistenziale di Aleksandr, giovane attore incompreso, o la delicata scelta se praticare o meno un aborto, fino al tema dostoevskiano della premeditazione di un delitto. Qui però il romanzo cambia: la linea dostoevskiana era forse solo un inganno letterario, cancellato dalla storia d’amore con Natasha, anche lei attrice di seconda categoria. Un “amore moderno”, in cui la passione sessuale e l’autoinganno si fondono con l’innamoramento. Sì, perché Storia teatrale è un autentico romanzo della contemporaneità, dove gli eterni temi della letteratura di tutti i tempi vengono reinterpretati attraverso la chiave della società di oggi. La società russa postsovietica, ovviamente, con i suoi onnipotenti oligarchi, le sue dicotomie tra grandezza e meschinità, la sua peculiare commistione di politica e religione (di forte impatto la figura del sacerdote ortodosso che vuole fondere teatro e missione); ma anche, più in generale, la società umana contemporanea, sempre più globalizzata e simile in tante parti del mondo, schiava del denaro e schiavizzatrice dell’uomo. Come evidente già dal titolo del romanzo, la linea narrativa principale è quella del teatro, dominato dalla figura del geniale e autoritario regista, da cui parte la scintilla principale della narrazione: in una nuova, rivoluzionaria messa in scena di Shakespeare ad Aleksandr viene assegnata la parte di… Giulietta! (a corollario, il monaco Lorenzo viene trasformato in un monaco buddista e interpretato da un nano). Il tema del travestimento teatrale si mescola inevitabilmente, ma con delicatezza, con quello gender, argomento particolarmente delicato in una Russia alquanto omofobica. Ma più in generale la realtà teatrale in Artur Solomonov interagisce continuamente con la “realtà reale”, di cui rappresenta in un certo senso l’alter ego: amore nel teatro e amore nella vita, successo nel teatro e successo nella vita, etica nel teatro e etica nella vita, in una continua tensione che svela tanti aspetti dell’una e dell’altra realtà. Dopo una sequela incalzante di colpi di scena, tradimenti, innamoramenti eterosessuali e non, prostituzioni e omicidi, Aleksandr e Natasha riescono comunque a trovare le forze per andare avanti. Ed è qui, quando comincia la vita, che termina il romanzo, lasciando nel lettore un lieve sapore di lieto fine, ancor più piacevole proprio perché inaspettato… Storia teatrale è contemporaneo anche dal punto di vista letterario. Senza dimenticare la lezione del postmodernismo, rappresenta un passo avanti, in particolare con il ritorno alla centralità della trama, orchestrata sapientemente da Solomonov con elementi teatrali, se non cinematografici, ma mai fine a se stessa, sempre finalizzata alle idee che sono alla base del romanzo. Idee interessanti, complesse, nuove, che riflettono la novità e la complessità della società odierna. Una forma letteraria antica, il romanzo, rinnovata alla luce della letteratura precedente, per esprimere temi umani eterni, sulla base di una società specifica, quella russa, e attraverso di essa della società umana in generale.

театральная история на Бродвее
Meeting readers. Broadway, New York, 2014

 

 

Артур Соломонов на презентации романа в Гоголь-центре (Москва)

Writer, journalist, playwright, theater critic, Solomonov was born in 1976 in Khabarovsk. In 1993, he moved to Moscow to enroll at the Department of Theater Studies at the Russian University of Theater Arts, in the program of the highly regarded theater critic Natalya Krymova. Solomonov graduated five years later with the thesis titled “Dostoevsky and Contemporary Theater.”

Following the graduation, he travelled to Berlin, where he spent a year studying German theater.

Upon his return to Moscow, Solomonov began his career as a theater critic. Over a thousand of his reviews and columns, including interviews with prominent theater figures of Europe and Russia, were published in the most influential Moscow periodicals (the magazines “Theatre” and “Theater Life,” the newspapers “Gazeta,” “Izvestiya,» and “Vedomosti”). Several years later, he became the head of the Department of Culture at The New Times and the manager of the Public Relations Service of the Culture TV Channel.

In 2010, he quit both of his jobs ‒ The New Times and the Culture TV Channel ‒ to leave for India, where he began writing his first novel “A Theatrical Story.”

After finishing the novel, Solomonov penned a controversial political play “Godsend,” which won a prize of the International Biennale for Contemporary Drama ‒ 2016. He has been working on a new novel and a play about Josef Stalin commissioned by one of the leading Russian theaters.

Artur Solomonov. CV breve

Scrittore, giornalista, drammaturgo.

Nato nel 1976 a Khabarovsk da una famiglia dei professori.

Nel 1993 arriva a Mosca e dopo aver superato l’esame di lingua nipponica diventa studente dell’Istituto Statale d’arte teatrale (GITIS). Sceglielafacoltà diCriticaTeatraleacuradibrillante e finecritico e studioso di teatro,  moglie del leggendario regista russo Anatoly Efros NataliaKrumova.

Tra cinque anni si laurea con la tesi “Dostoevskij e il teatro contemporaneo”.

Dopo la laurea abbandona la Russia e per un anno viaggia coll’autostop in Europa studiando teatro europeo.

Tornato a Mosca diventa nel giro di pochi anniautorevole ed abile critico di teatro. Pubblica più di mille recensioni sugli spettacoli ed interviste con personaggi di spicco di teatro russo ed europeo nei più importanti quotidiani e riviste (riviste “Teatro” e “Vita teatrale”, quotidiani “Gazzetta”, “Izvestia”, “Vedomosti”). Qualche annodopo diventa redattore della rivista The New Times e capo dell’Ufficio stampa del canale TV Cultura.

Nel 2010 lascia tutti i due incarichi e va in India dove si mette a scrivere il suo primo romanzo “Storia teatrale”.

«Eine Theatergeschichte» — Resume (von Valeria Achmetjewa, Lektorin)

«Eine Theatergeschichte» von Artur Solomonow steht in der Tradition des russischen realistischen Romans im Stile Fjodor Dostojewskijs. Dieser Roman vereint psychologische Analyse, Satire und philosophische Betrachtung. Im Grunde bemüht sich der Roman um eine Annäherung an folgende Phänomene: die Schauspielkunst, den Schauspieler, das Theater und vor allem die Wechselbeziehung zwischen Theater und Realität. Aber auch die Kirche und seine Würdenträger spielen in diesem Roman eine wichtige Rolle. Theater und Kirche interagieren — und die Grenzen zwischen Theater und Kirche lösen sich auf.

Ort der Handlung ist ein großes Moskauer Theater. Der Autor muss die Moskauer Theaterkreise sehr gut kennen. So beschreibt er die Aufregungen der Schauspieler minutiös und analysiert detailliert das Phänomen der Verwandlung (Sehr beeindruckt hat mich die Textstelle, in welcher der Autor die Gedanken eines talentierten Schauspielers beschreibt, der zufällig einen Hund im Fenster sieht und sich überlegt, was dieser Hund an Emotionen in diesem Augenblick durchlebt und sich so beginnt, in diesem Hund zu «verwandeln».)

Der gegenwärtige Moskauer Theaterkosmos wird bei diesem Autor zur Satire.  Diese aber ist nicht nur böse, denn immer wieder scheint das Mitgefühl mit den Schauspielern durch, die das Theater wirklich lieben und versuchen, dem Theater, so gut es geht, zu dienen.

Die Handlung des Romans konzentriert sich um Vorbereitung einer Neuinszenierung von «Romeo und Julia». Sascha, ein nicht besonders talentierter Schauspieler, ist der (Anti-)Held des Romans. Sascha fühlt sich von seinen Eltern nie wirklich angenommen (witzigerweise ist sein Vater Psychotherapeut). Als Schauspieler ist er erfolglos und hat eine Affäre mit der ebenfalls erfolglosen Schauspielerin Natascha, die wegen ihm ihren Mann verlässt. Plötzlich soll Sascha die Julia spielen. Sylvester Andreewitsch Andreew, der Regisseur, möchte Shakespeare abseits von den konventionellen Pfaden inszenieren. Julia soll so von einem Schauspieler dargestellt werden (der Regisseur ist aber eigentlich gegen Homosexualität), Bruder Lorenzo soll nun ein buddistischer Mönch werden. Außerdem sollen viele Szenen vom bekannten Theaterkritiker Jossif (Pseudonym «Jossif Flavin») in eine aktuelle Sprachform gebracht werden. Nachdem Sascha seinen innerlichen Widerstand (begleitet von Streitereien mit Natascha) überwunden hat, beginnt er die Julia zu proben und verliebt sich in den Schauspieler, der den Romeo spielt: Sergej Preobraschenskij, einen talentierten und sehr bekannten Schauspieler. Der Regisseur bekämpft Saschas Verliebtheit. So soll Sascha dieses Gefühl nur spielen, aber auf keinen Fall selbst durchleben. Für die Rolle des Lorenzo holt der Regisseur einen Schauspieler aus einem anderen Moskauer Theater (Theater des jungen Zuschauers), den Zwerg Ganel. Ganel durchlebt bald eine schreckliche Phase der Bewußtwerdung, als er sich vom Regisseur hintergangen fühlt.

Und so weiter…

Parallel zu dieser Hauptlinie des Romans entwickelt der Autor Nebenhandlungslinien. Die wichtigste konzentriert sich um den Konflikt zwischen dem Regisseur Sylvester Andreewitsch und Pater Nikodim, dem  geistlichen Vater des orthodoxen Bankiers Ippolit Karlowitsch, der wiederum der Hauptsponsor des Theaters ist.

Pater Nikodim nutzt seinen großen Einfluß auf Ippolit Karlowitsch — um sich gegen Neuerungen im Theater auszusprechen, die er als gotteslästerlich empfindet. Überhaupt ist er einer der größten Feinde des Regisseurs und träumt davon, ihn von seinem Posten als Intendant zu stoßen. Bald wird klar, warum er Sylvester Andreewitsch weghaben will. Nikodim träumt von einem «orthodoxen Theater» mit ihm selbst an der Spitze. Sylvester wiederum möchte seine Inszenierung ohne Abstriche realisieren und gleichzeitig den Sponsor nicht verlieren.

Ein Krieg beginnt: alle Personen basteln an Intrigen (es beginnt Jossif, der Theaterkritiker — dem Autor gelingt hier ein sehr ambivalentes Bild), alle versuchen, andere Personen auf die eigene Seite zu ziehen, und alle nehmen immer wieder Einfluss auf den Bankier (der sich beim Beobachten ihrer Spielchen kräftig amüsiert). etc..

Als man als Leser zu der Überzeugung gelangt ist, dass das Theater den Kampf gegen die Kirche gewonnen hat, provoziert Ippolit Karlowitsch, der es nicht aushalten kann, wenn sich irgendetwas seinem Willen nicht unterordnet, einen Autounfall. Preobraschenskij kommt dabei zu Tode. Die Proben werden abgesetzt. Sylvester hat den Kampf verloren.

Bei der Beerdigung Preobraschenskijs treffen sich alle wichtigen Personen in der Kirche (Ippolit Sylvester verfolgt das Geschehen per Video) und der Konflikt kocht jetzt auf höchstem Niveau: Sylvester bereitet eine gezielte Provokation gegen Nikodim vor, aber Nikodim selbst hat nach einer schwierigen inneren Bewusstwerdung (vom Autor sehr gut beschrieben) begriffen, dass seine Idee eines «orthodoxen Theaters» nicht zu verwirklichen ist. Nebenbei denkt er darüber nach, ob Ippolit Karlowitsch den Tod des Schauspielers von langer Hand geplant hat.

Nikodim flieht aus Moskau, und ein neuer Tag beginnt.

Man liest diesen Roman in einem Zug, ist gefesselt. Die einzelnen Handlungsstränge entwickeln sich völlig überraschend und sehr dynamisch. Gleichzeitig ist das kein leichter Lesestoff: ein Kampf der Ideen findet statt, bei dessen Beschreibung sämtliche literarische Formen verwendet werden, die für den klassischen russischen Roman charakteristisch sind.

Den Roman ist außerdem eine schroffe (und sehr lustige) Satire des gegenwärtigen russischen Charakters an sich, besonders aber der heutigen russischen Bourgeoisie.

Die Elemente des fantastischen Realismus zeigen sich besonders in den Traumsequenzen und Fieberphantasien der Personen. Hier erinnert der Roman sehr stark an die Prosa Dostojewskijs.

Besonders gelungen sind dem Autor die Dialoge: sie sind genau, logisch und haben einen tollen Rhythmus.

Der Autor verwendet eine Literatursprache, die über einen sehr großen Wortschatz verfügt und immer den richtigen Ton trifft.

Meiner Meinung nach ist «Eine Theatergeschichte» ein Stück Prosa, das einen großen Leserkreis finden kann und mit Hilfe einer guten Werbestrategie zu einem kommerziellen Erfolg wird.

„Eine Theatergeschichte“ von Artur Solomonow

Nachfolgender Text ist auf der Rückseite des Buches, das am 7.9. 2013 auf russisch erschienen ist und sofort auf Platz der  14 der russischen Belletristik-Bestseller geklettert ist,  abgedruckt .

Es ist der Traum eines erfolglosen Schauspielers, der seit Jahren an einem bekannten Theater angestellt ist, aber nur Nebenrollen bekommt: er soll Shakespeares berühmte Julia spielen. Das erste Mal  wird er persönlich zum Intendanten gerufen.  So beginnen die Abenteuer unseres Protagonisten.  Abenteuer voll mit Humor und Traurigkeit.  Abenteuer, in denen  orthodoxe Priester und Regisseure,  Journalisten und Künstler vorkommen,  schönen Frauen auftreten, Oligarchen Einfluss nehmen wollen  und gewisse Katzen eine wichtige Rolle spielen.

Die turbulenten Ereignisse finden in einem sehr bekannten Moskauer Theater und  einer orthodoxen Kirche statt.  Von diesen beiden Orten wird  auch der Kampf um die Gunst des Publikums geführt.  In In diesem Roman spiegelt die lächerliche und tragische Welt des Theaters  die gegenwärtige russische  Gesellschaft. Die Künstler umgibt falscher Ruhm, verbunden  mit dem Zwang  zur sogenannten Selbstverwirklichung. Die Journalisten wollen alles herausfinden, nur nicht die Wahrheit.  Der kirchliche Würdenträger schmiedet Intrigen  und geht eine Allianz  ein mit den Starken der Welt … Aber im Theater brennen noch ganz andere Leidenschaften: die unvorhersehbare und mit viel Dramatik aufgeladene Geschichte einer Liebe.

Der Roman  sticht den Finger in die aktuellen Wunden der russischen Gesellschaft:  thematisiert werden der wachsende  Einfluss der orthodoxen Kirche auf die Gesellschaft,  das Ausleben der Homosexualität in einem Land,  in dem das faktisch verboten ist,  und die Abhängigkeit des „kleinen Mannes“  von allen, die an der Macht teilhaben und deswegen für ihn Stärke symbolisieren.

„Eine Theatergeschichte“ vereint  mutige soziale Satire,  psychologische Analyse, grellen Humor und ein fesselndes Sujet.  Ein Roman, den man erst aus der Hand legt, wenn man den letzten Satz gelesen hat.

Meist ist es so, dass die Literatur das Theater nährt – so wie die Mutter ihr Kind. Sehr selten geschieht das Gegenteil. So in „Theater“ von Somerset Maugham, im „Theaterroman“ von Michail Bulgakow und in Hesses  „Steppenwolf“. Der Roman „Eine Theatergeschichte“ setzt die Reihe dieser Ausnahmeromane würdig fort.

Wladimir Mirosew, Regisseur

Artur Solomonow hat einen lustigen, bösen und zugleich zärtlichen Roman über das Theater geschrieben. Er hasst das Theater mit solch einer Intensität, zu der wiederum nur jemand imstande ist, der liebt.

Viktor Schenderowitsch,  Schriftsteller

Ich kenne diesen talentierten, genauen und aufrichtigen Artur Solomonow. Ich, kenne seine politischen Ansichten. Ich bin überzeugt, dass sein Romandebüt,  —  Krimi, „Theater“ und der Versuch eines Gesellschaftsporträts – den klugen Leser in seinen Bann ziehen wird.

Krill Serebrennikow, Regisseur

 

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